INVESTIMENTI 10 ottobre 2022 11 minuti di lettura

Investimenti finanziari: cosa sono e come funzionano

Scritto da  Moneysurfers

    1. Intro

    Gli investimenti finanziari sono stati sdoganati. Quando Davide ed Enrico, i fondatori di Moneysurfers, hanno cominciato il loro viaggio nel trading online, venivano guardati in cagnesco o giudicati come opportunisti senza scrupoli da amici e conoscenti.

    Il trading online era riservato a pochi smanettoni che avevano il tempo di stare tutto il giorno davanti a un grafico sul computer. O almeno, questa era la percezione comune. Oggi invece, grazie alla divulgazione massiccia delle piattaforme digitali e alle ghiotte opportunità di guadagno che si vedono sui social media, sempre più persone si affacciano al mondo degli investimenti.

    Chi per aumentare le entrate, chi perché ha liquidità in eccesso che non vorrebbero tenere ferma a marcire sul conto corrente, chi invece vorrebbe farne la sua professione. Eppure, nonostante la grande diffusione degli ultimi anni sono ancora moltissimi coloro che non hanno le idee chiare su come cominciare

    Se fai parte di questi ultimi, devi sapere che questa guida è fatta apposta per te. Vedremo insieme i concetti chiave che stanno alla base di ogni investimento finanziario, a partire dalle definizioni degli elementi principali, fino alla costruzione del tuo primo portafoglio. Non vedi l’ora? Partiamo.

    2. Investimenti finanziari - definizione

    Gli investimenti finanziari riguardano tutto quell’insieme di attività tramite le quali un soggetto decide di impiegare oggi parte delle sue risorse (sia in termini di tempo, che monetari), nella speranza di ottenere un profitto a una data scadenza.

    In generale, ogni investimento ha come scopo quello di rinunciare ad un certo ammontare di qualcosa oggi, per ricavarne un guadagno domani. Pensa alla tua istruzione o alla tua formazione post-accademica: implicano l’impiego di tante risorse, in particolare tempo e denaro, ma ti consentono di guadagnare in termini di qualità della vita in futuro, ad esempio con una professione più gratificante e remunerativa.
    Allo stesso modo funziona per gli investimenti finanziari, ma qui il focus ruota attorno all’impiego e guadagno di risorse strettamente economiche.

    3. Investimenti finanziari: obiettivi

    I motivi per cui una persona inizia a investire parte delle sue risorse sui mercati finanziari possono essere vari: c’è chi lo fa per garantirsi una rendita passiva, chi lo fa per garantirsi una pensione tranquilla dopo una vita di lavoro, chi preferisce tutelare il proprio patrimonio dall’azione erosiva dell’inflazione, o ancora chi vuole togliersi lo sfizio di una supercar, oppure chi vuole mettere da parte i fondi sufficienti per l’università dei figli.

    Insomma, esistono molteplici ragioni per cui una persona può decidere di rinunciare a parte del suo potere d’acquisto oggi per cercare di garantirsi maggior profitto nel futuro.

    Una cosa è certa: a seconda del motivo e dell’orizzonte temporale per cui si decide di investire, bisogna fare un’attenta valutazione del rischio.

    Ci ritorniamo più tardi sulla valutazione dei rischi, mentre ora capiamo cos’è e perché è importante l’orizzonte temporale nei tuoi investimenti.

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    4. Orizzonte temporale e formula rendimento

    A seconda dei propri obiettivi e delle ragioni sottostanti ogni decisione di investimento, un soggetto può avere diversi orizzonti temporali, che altro non sono che il lasso di tempo per il quale si intende rinunciare alle proprie disponibilità finanziarie per investirle.

    Di solito, in ambito economico-finanziario sentirai parlare di 3 macro orizzonti temporali:

    • Breve termine: solitamente spazia dai pochi mesi, fino ai 2-3 anni.
    • Medio termine: generalmente considerato tra i 3 ei 5 anni.
    • Lungo termine: dai 5 anni in sù.

    Il tempo di attesa è spesso influenzato anche da altri fattori, come il grado di impazienza e la propensione al rischio, entrambi elementi psicologici del tutto imprevedibili.

    Un veloce ma utile trucchetto. Per calcolare la percentuale di rendimento di un qualsiasi investimento fai questo semplice calcolo:

    [(Valore finale - Valore iniziale) / Valore iniziale]*100

    Un esempio vale più di mille parole. Dopo aver investito 9.500€ per 10 anni te ne ritrovi 16.320. Quanto è stato il rendimento?

    16.320€ - 9.5.000€ = 6.820€
    6.820€ / 10.000€ = 0,682
    0,682 x 100 = 68,2%

    Il tuo investimento di 9.500€ ha fruttato il 68,2% in 10 anni, ovvero il 6,82% all’anno, in media.

    5. Tipologie di asset class

    Chiariti gli aspetti riguardanti la definizione di investimento, i motivi e gli orizzonti temporali, è arrivato il momento di elencare quali sono le principali categorie di attività, o meglio asset class, nelle quali si può investire. Non riusciremo mai a coprirle tutte ma promettiamo di essere esaustivi 🙏

    • Azioni: categoria che rappresenta il possesso di una quota di capitale di una società. Possono essere distinte in varie tipologie, a seconda di diversi elementi, come ad esempio i diritti a cui danno accesso, al mercato sul quale sono scambiate e alle dimensioni della società.
    • Obbligazioni: categoria che rappresenta titoli di debito (per chi li emette) o di credito (per chi li acquista), che indicano una parte di debito accesa da una società o da un ente pubblico per finanziarsi e che garantiscono al creditore, alla scadenza, il rimborso del capitale più un interesse.
    • Cash ed equivalenti: categoria che include il denaro contante e simili, come conti correnti e obbligazioni liquidabili (vendibili) nel brevissimo termine.
    • Materie prime ed energia: categoria che include tutti quei beni utilizzati come input nei processi produttivi o per ottenere beni finiti, includendo quindi metalli (come l’oro), beni agricoli (ad es.: grano) e risorse energetiche (come gas e petrolio).
    • Immobiliare: categoria che include il settore delle case, edifici e delle costruzioni.
    • Private equity: categoria che include gli investimenti in tutte quelle società non quotate sui mercati finanziari, ma che possiedono un alto potenziale di sviluppo.
    • Arte e collezioni: categoria che include il mercato dell’arte nel suo senso più ampio e le collezioni di oggetti di valore.
    • Criptovalute: categoria che include il settore delle valute virtuali.

    Ad ogni categoria è associato un determinato livello di rischio che può essere più o meno alto, a seconda di vari aspetti, che analizziamo qui di seguito.

    6. Rischio

    In finanza, per rischio si intende la possibilità di subire una perdita dai propri investimenti.

    Esistono varie tipologie di rischio e anche diverse metodologie per misurarlo, ognuna delle quali si concentra su un aspetto specifico. Vediamo assieme.

    6.1. Tipologie di rischio

    • Rischio di mercato: questa categoria è la più ampia e fa riferimento ad una vasta gamma di eventi che possono condizionare negativamente il rendimento di un portafoglio di investimenti. Modifiche dei tassi di interesse, andamento del cambio valutario, eventi geopolitici e recessioni sono solo alcuni degli esempi di rischio di mercato. Questa categoria di rischi è anche quella che più difficilmente si può eliminare tramite la diversificazione, in quanto tende a colpire i mercati nel loro complesso.
    • Rischio di credito: questa tipologia di rischio fa riferimento alla possibilità di incorrere in una perdita dovuta all’incapacità del debitore di ripagare il debito secondo i tempi e le modalità prestabilite.
    • Rischio di liquidità: questa tipologia di rischio fa riferimento alla possibilità che un titolo possa non essere venduto ad un prezzo equo con bassi costi di transazione e in breve tempo.
    • Rischio operativo: questa tipologia fa riferimento alla possibilità di incorrere in perdite derivanti da fallimenti o inadeguatezza dei processi interni, delle risorse umane e dei sistemi tecnologici oppure derivanti da eventi esterni.

    6.2. Metodologie di calcolo del rischio

    • Deviazione standard: questa misura calcola la dispersione in un set di valori rispetto alla media. Offre quindi un’idea sulla variabilità di tali valori nell’arco del tempo e viene utilizzata soprattutto nell’analisi dei rendimenti. Più volatili sono, maggiore è il rischio.
    • Sharpe ratio: questa misura compara il rendimento di un investimento con il suo rischio. Permette quindi di ottenere un rapporto tra il rendimento ottenuto e il rischio sopportato ed è per questo utile per confrontare varie tipologie di investimento.
    • Beta: questa misura mostra il rischio sistematico (ossia quello non diversificabile) di un titolo (o un portafoglio) rispetto a quello del mercato e permette quindi di capire se tale titolo (o portafoglio) amplifica o riduce la volatilità del mercato.
    • VaR: questa misura esprime la perdita massima probabile (a un certo livello di confidenza statistica) di un certo titolo (o portafoglio) in un determinato orizzonte temporale.
    • Expected shortfall: questa misura è legata alla precedente, in quanto esprime una media della perdita attesa, considerando tutte le possibili perdite che superano la soglia del VaR.
    • Correlazione: questa misura esprime la relazione tra due strumenti finanziari e mostra la tendenza di uno dei due a variare in funzione dell’altro.

    La correlazione può essere:

    • Positiva, se entrambi tendono a muoversi nella stessa direzione;
    • Negativa, se tendono a muoversi in direzione opposta;
    • Nulla, se i due strumenti si muovono indipendentemente l’uno dall’altro.

    La correlazione assume grande importanza quando si parla di diversificazione. un altro concetto imprescindibile negli investimenti. Prosegui la lettura per capire di cosa si tratta.

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    7. Diversificazione

    La diversificazione è uno dei concetti più importanti e risaputi quando si tratta di investire. Ma altro non è che una strategia di gestione del rischio, che prevede di inserire all’interno del proprio portafoglio di investimenti diverse tipologie di asset, in maniera tale da limitare la propria esposizione verso una sola tipologia di attività e, di conseguenza, il rischio. La diversificazione acquisisce ancora più importanza in virtù del fatto che, in finanza, rischio e rendimento vanno di pari passo. Cosa significa? Beh, per ottenere rendimenti maggiori si deve sopportare un rischio maggiore e, viceversa, se si vuole ridurre il rischio a cui si è esposti, si deve necessariamente anche abbassare le proprie aspettative in termini di rendimento atteso.

    Per questo in un portafoglio bilanciato ci dovrebbero essere titoli il meno possibile correlati tra loro, così che, ad un'eventuale perdita di valore in un asset, corrisponda l’aumento di valore di un altro. Il risultato è: rendimento uguale, rischio inferiore. Not bad 😎

    8. Azioni e obbligazioni in termini di rischio/rendimento

    Chiariti gli aspetti base che ci permettono di giudicare la bontà di un investimento, soprattutto alla luce del rendimento atteso e del rischio, possiamo ora osservare più da vicino le due dive incontrastate tra le asset class: azioni e obbligazioni.

    8.1 Azioni:

    Innanzitutto, le azioni possono distinguersi in varie sotto-categorie, sulla base di vari parametri. Vediamone alcune:

    A seconda della capitalizzazione, si distinguono in:

    • Large cap: hanno una capitalizzazione (n° di azioni per valore di mercato della singola azione) superiore ai 10 miliardi di dollari. Tendono ad essere meno volatili durante i periodi di crisi rispetto alle azioni di aziende più piccole.
    • Mid-cap: hanno una capitalizzazione compresa tra i 2 e i 10 miliardi di dollari.
    • Small cap: hanno una capitalizzazione inferiore ai 2 miliardi di dollari e spesso sono aziende relativamente nuove e con maggiori potenziali di crescita.

    A seconda dello “stacco” o meno di dividendi, si distinguono in

    • Growth stocks: sono solitamente aziende relativamente nuove e di dimensioni più contenute, che generalmente non staccano dividendi (parti di utile da distribuire a fine anno agli investitori). Questo avviene poiché puntano a reinvestire gli utili all’interno dell’azienda per poter crescere ad un ritmo superiore, aspetto che le rende appetibili per investimenti di lungo termine, ma al contempo più volatili e suscettibili agli sbalzi di breve termine, quindi più rischiose.
    • Income stocks: sono solitamente aziende di grandi dimensioni e ampiamente affermate sul mercato. Prevedono il pagamento di dividendi importanti, costanti sia in termini di valore, sia temporali. Per questo motivo il prezzo delle loro azioni tende a non crescere in maniera rilevante nel tempo. Per conoscere meglio le azioni da dividendo puoi leggere questa guida più dettagliata.

    A seconda dell’andamento del prezzo, si distinguono in:

    • Defensive stocks: sono solitamente aziende che operano in settori che risentono meno dei cicli macroeconomici e che, di conseguenza, tendono a essere meno volatili e preferite nei periodi di crisi.
    • Cyclical stocks: sono solitamente aziende che operano in settori che risentono molto del ciclo economico in atto e che, quindi, tendono a performare molto bene durante i boom economici, ma, al contempo, a soffrire molto i periodi di recessione.

    In generale comunque, indipendentemente dalla loro tipologia, all’interno di un portafoglio le azioni sono considerate un’asset class ad alto rischio, da ponderare quindi a seconda dei propri obiettivi e della propensione al rischio.

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    8.2 Obbligazioni:

    Anche le obbligazioni possono distinguersi in varie sotto-categorie. Ecco le principali:

    A seconda dell’emittente, si distinguono in:

    • Titoli di stato: sono titoli di debito emessi da un ente governativo per finanziare la spesa pubblica. Sono di varia durata e possono rilasciare cedole periodiche. Data la generale improbabilità di uno stato di fallire, sono considerati i titoli di debito più sicuri (e quindi meno redditizi).
    • Corporate bonds: sono titoli di debito emessi da una società per finanziare le proprie attività. Solitamente rilasciano cedole periodiche. Essendo l’attività imprenditoriale un’attività per natura rischiosa, offrono un rendimento maggiore rispetto ai titoli di stato.
    A seconda dello stacco o meno di cedola, si distinguono in


    • Zero coupon: sono titoli di debito che non rilasciano alcuna cedola. Il rendimento è dovuto alla differenza tra il prezzo di emissione (o acquisto) e il valore di rimborso.
    • Con cedola: sono titoli di debito che rilasciano cedole periodiche e a loro volta si distinguono, in base al tipo di tasso di interesse, in
    • Obbligazioni a tasso fisso: sono titoli di debito la cui cedola è calcolata sulla base di un tasso di interesse costante per tutta la durata del prestito.
    • Obbligazioni a tasso variabile: sono titoli di debito la cui cedola è calcolata sulla base di un tasso di interesse che può variare nel corso della vita del prestito.

    A seconda dell’affidabilità creditizia, si distinguono in:

    • Investment grade: sono titoli di debito il cui rischio default è considerato basso e che ricevono un’alta valutazione creditizia dalle agenzie di rating. Di conseguenza offrono un rendimento generalmente non elevato.
    • High yield: sono titoli di debito il cui rischio default è considerato particolarmente rilevante e che ricevono una bassa valutazione creditizia dalle agenzie di rating. Di conseguenza offrono un rendimento generalmente elevato.

    Indipendentemente dalla tipologia, solitamente le obbligazioni sono considerate un’asset class meno rischiosa delle azioni e quindi fanno da bilanciere all’interno di un portafoglio ben costruito.

    9. Investimento attivo/passivo e strumenti finanziari

    Quando si tratta di investire, esistono due principali approcci e filosofie: investimento attivo e investimento passivo. Vediamo in cosa differiscono:

    9.1. Investimento attivo:

    Questa modalità di gestione del portafoglio prevede che lo stesso venga movimentato attivamente, con acquisti e vendite di titoli al fine di sovraperformare un certo indice di riferimento (benchmark).

    Ma chi è che movimenta un portafoglio a gestione attiva? Può essere un fondo di investimento oppure un portfolio manager, che puoi essere tu stesso/a.

    9.2. Investimento passivo:

    Questa modalità di gestione del portafoglio prevede l’acquisto di strumenti che replicano fedelmente un indice di mercato. È una modalità molto più semplice ed economica della prima, sia in termini di tempo che di risorse finanziarie.

    Lo strumento di investimento passivo più utilizzato in assoluto ed estremamente user friendly è l’ETF, Exchange Traded Funds.

    10. I derivati

    Per completezza di questa panoramica sugli investimenti finanziari, ti parliamo anche dei derivati, strumenti finanziari più complessi, che sono contratti stabiliti tra due parti, il cui valore deriva dall'andamento del valore di una attività, ovvero dal verificarsi nel futuro di un evento osservabile oggettivamente. Per semplicità, in questa guida ti esponiamo solo le loro diverse possibili finalità e le tipologie principali:

    Scopo:

    • Copertura: obiettivo di riduzione del rischio finanziario di un portafoglio preesistente.
    • Speculazione: si tratta di investimenti ad alto rischio a fronte di rendimenti elevati.
    • Arbitraggio: in questo caso la finalità è quella di conseguire un profitto privo di rischio attraverso transazioni combinate sul derivato e sul sottostante in modo da cogliere eventuali differenze di valore.

    Tipologie:

    • contratti futures su strumenti finanziari, tassi di interesse, valute, merci e relativi indici;
    • contratti di scambio a pronti e a termine su tassi di interesse, valute, merci e indici azionari (contratti swap);
    • contratti a termine collegati a strumenti finanziari, tassi di interesse, valute, merci e relativi indici anche quando l’esecuzione avvenga mediante pagamento di differenziali in contanti;
    • contratti di opzione di acquisto o vendita che abbiano a oggetto strumenti finanziari, valute, tassi di interesse, merci e relativi indici.

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    11. Come strutturare un metodo efficace di investimento

    Ed eccoci finalmente al tuo portafoglio di investimenti. Ora che conosci molto più chiaramente tutte le componenti di un investimento, non ti resta che capire come pianificare i nostri investimenti nella maniera più efficace.

    Vediamo allora quali sono gli step da seguire per costruire un portafoglio efficiente nel lungo termine:

    11.1. Analisi della situazione attuale

    Il primo step riguarda lo studio della tua situazione finanziaria di partenza, oltre che un’analisi del tuo personalissimo rapporto con il denaro. Siete una coppia affiatata oppure litigate ogni giorno? In seguito dovrai poi valutare quali sono le tue entrate, spese, eventuali debiti, quali asset possiedi già (come proprietà immobiliari), e così via. Questa valutazione è di fondamentale importanza per evitare di mettere a rischio il tuo patrimonio più del dovuto. Il nostro corso best-seller Money Wellness Kit ti viene in aiuto con una serie di strumenti ed esercizi per migliorare il tuo rapporto con il denaro e per capire qual è la tua salute finanziaria. Così potrai decidere consapevolmente quale percorso seguire.

    11.2. Definizione degli obiettivi

    Il secondo step prevede la definizione dei tuoi obiettivi, sia in termini di performance, sia in termini di orizzonte temporale, ma soprattutto in termini di rischio che sei disposto a sopportare. Questo è fondamentale per delineare una strategie calibrata e con un livello di rischio accettabile.

    11.3. Definizione dell’Asset Allocation

    Dopo una prima fase di studio potrai finalmente stabilire le asset class che comporranno il portafoglio e i rispettivi pesi. Sulla base del tuo profilo di rischio-rendimento sarà possibile allocare le risorse in maniera tale da ottenere un’ampia diversificazione e, al contempo, cercare di raggiungere il rendimento desiderato.

    11.4 Strategia di gestione e selezione dei titoli

    Una volta stabilita l’Asset Allocation, è possibile scendere ancora più nel dettaglio e selezionare i singoli titoli compresi all’interno di ogni asset class. In questa fase, però, entra in scena la strategia di gestione del portafoglio, in quanto determinante per il prosieguo delle scelte. Una gestione attiva, infatti, prevede che tu vada a selezionare quei titoli che ritieni possano sovraperformare il mercato, senza perdere di vista la diversificazione e la gestione del rischio. Una gestione passiva, invece, necessita solo della replica fedele del benchmark precedentemente individuato, che potrai ottenere in modo semplificato con l’utilizzo degli ETF.

    11.5 Monitoraggio, misurazione e ribilanciamento

    Il lavoro non è concluso con l’acquisto dei titoli e degli strumenti necessari all’implementazione del portafoglio, ma c’è un ulteriore step da seguire. The last but not the least. Sarà necessario un monitoraggio periodico e l’eventuale ribilanciamento del portafoglio, in base alle performance attese rispetto all’obiettivo prefissato. 

    Esistono varie tipologie di gestione del portafoglio; una su tutte è il cosiddetto buy and hold, che prevede il mantenimento dei propri asset dall’inizio alla fine dell’orizzonte temporale. In verità, questa strategia è raramente perseguita nella sua forma più pura, ma sono spesso previsti ribilanciamenti periodici, sulla base di parametri prestabiliti. Per esempio, a certi intervalli di tempo, si può decidere di riportare i pesi del portafoglio a quelli originari, vendendo parte delle asset class che hanno performato di più e comprando quelle che invece si sono svalutate a seguito dell’andamento del mercato.

    12. Conclusione

    Forse non ti aspettavi questa complessità e moltitudine di strumenti e metodologie, o forse sì, ed è proprio per questo che hai letto questa guida fino al fondo. 

    Sicuramente avrai capito che non esiste una ricetta unica e sicura per tutti, che permetta di costruire un portafoglio di investimenti vincente. Anche perché lo stesso significato di vincente cambia drasticamente se hai 25 anni o se ne hai 75. Nel primo caso il 7% all’anno ti potrà sembrare basso e poco rischioso, nel secondo caso il 5% all’anno può essere il tuo più grande obiettivo. 

    Ribadiamo un concetto, forse un po’ noioso ma fondamentale: bisogna fare un’analisi attenta della tua situazione attuale e capire quali sono i tuoi reali obiettivi futuri. Per cosa stai investendo? Quanto ti serve realmente? Se perdessi quei soldi, quanto impatterebbe la qualità della tua vita?

    Se non vuoi fare questo viaggio nel mondo della finanza da solo/a puoi valutare di metterti in contatto tramite la chat sul nostro sito, oppure dai un’occhiata ai nostri corsi di formazione finanziaria, che prevedono percorsi di apprendimento seguiti da coach certificati che ti guideranno nelle prime mosse dei tuoi investimenti.

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