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Come investire in vino (senza berlo)

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Per capire come si può guadagnare con il vino bisogna innanzitutto classificarlo nell’ambito degli investimenti. 

Il vino fa parte degli alternative assets cioè gli investimenti alternativi, come le auto d’epoca, i gioielli vintage, gli orologi, le opere d’arte. 

Chiariamo subito un punto fondamentale: quando parliamo di vino da investimenti non ci riferiamo a vino da commercializzare, bensì a un vino da comprare, conservare in una cantina (speciale, come vedremo) e rivendere nel momento in cui il mercato è più favorevole. 

Perché il vino è un investimento TOP:

  1. Tra gli alternative assets, il vino ha delle qualità d’eccezione: uno studio ha provato che il vino è il secondo come guadagni, dopo le auto d’epoca (però, a differenza di queste, richiede un entry level, ovvero un investimento iniziale, molto più basso).
  2. Il vino è un investimento molto liquido. Non è una battuta: il mercato del vino da investimento è denso di scambi, questo significa che si riesce a rivenderlo facilmente perché c’è molta domanda (soprattutto nei ristoranti di lusso).
  3. Il vino da investimento è un ottimo modo per creare un portafoglio diversificato: oggi dedicare una quota a investimenti legati al vino è quasi obbligatorio. Lo ripetiamo sempre: diversificare i nostri beni è indispensabile in questi anni, in cui non c’è più uno stato che ci protegge, in cui non potremo mantenere lo stesso tenore di vita quando (e se!) andremo in pensione. Una legge fondamentale dell'investimento ci insegna che se abbiamo un solo introito mensile navighiamo in acque molto pericolose… 
  4. L’investimento in vino ha un rischio bassissimo. Se conosci bene i vini, è praticamente impossibile perdere. 
  5. L’investimento in vino produce un guadagno medio di mercato che supera il 10% annuo. Ci sono vini che offrono anche il 60% oltre anno, ma vanno bilanciati in un portafoglio vini diversificato: non possiamo comprare solo un tipo di bottiglie o solo da una specifica cantina. Dobbiamo strutturare un investimento in modo equilibrato e remunerativo. La parola d’ordine resta: diversificazione.
  6. Investire in vino porta molti vantaggi fiscali perché si inserisce in una zona (attualmente) franca da ogni legislazione. In poche parole: sui guadagni in vino non si pagano le tasse.
  7. Il vino ha la caratteristica di essere un bene tangibile, non finanziario, è quindi decorrelato dall’andamento borsistico, ha una vita a parte perché è, appunto, un bene di consumo. 

Tre miti da sfatare sul vino da investimento.

Se tutti questi vantaggi ti allettano, ma ti senti trattenuto da alcuni timori dovuti a pregiudizi, forse i tre punti seguenti ti rassicureranno.

1)  Il vino da investimenti è riservato ai ricchi: FALSO.

Si tratta di un investimento molto democratico. L’importante è imparare a farlo bene. Come abbiamo già visto, per iniziare non è necessario investire grosse somme.

2) Per investire in vino devi essere sommelier o comunque devi intenderti del settore: FALSO. 

Per investire in vino potresti essere anche astemio: il vino da investimento non va assaggiato né tantomeno bevuto. Funziona come tanti altri tipi di investimento: meno lo tocchi, meglio è. 

3) Per investire in vino devi possedere una cantina, un tuo caveau dotato di telecamere o cemento armato: FALSO. 

Il vino da investimento va custodito in un posto speciale. Lo vedremo tra poco. 

Ma prima rispondiamo a un’altra domanda…

Tutti i vini sono da investimento? 

La risposta è: assolutamente no! Soprattutto, non tutti i vini costosi sono da investimento. 

Se immaginiamo il mercato dei vini come un gigantesco calice, possiamo rappresentare un sorso di esso come i vini di altissima qualità, e, all’interno di questa piccola quantità, visualizzare una goccia che simboleggia i vini da investimento.

In pratica: tutti i vini da investimento sono buoni, ma non tutti i vini buoni sono da investimento.

Vediamo le caratteristiche che un vino buono deve avere per essere considerato da investimento. 

Un vino è da investimento se…

  1. È prodotto da un’azienda di prestigio: tipicamente, un’azienda che ha una storia lunga alle spalle, nota e riconosciuta, che ha autorevolezza sul mercato. I vini sperimentali, per esempio, non sono mai da investimento (per quanto possano risultare buoni). 
  2. È prodotto in poche bottiglie. Questo punto rispecchia la classica questione della domanda e dell’offerta: se ci sono molte bottiglie in circolazione, il vino vale meno.
  3. Ha ottenuto punteggi molto elevati da parte dei critici del vino. I migliori strumenti di analisi del settore sono James Suckling, Wine Spectator, Robert Parker, Vinous di Antonio Galloni: su questi siti si trovano le tabelle complete di stime e valutazioni. 
  4. Ha un eccezionale margine di miglioramento con il trascorrere del tempo: quasi tutti i vini migliorano con il passare degli anni, ma i vini da investimento migliorano di più. 

I vini da bere subito non sono mai da investimento. 

  1. Ha liquidità, ovvero è richiesto sul mercato. I vini più liquidi sono quelli che piacciono a cinesi, russi, americani e arabi, sempre presenti nei ristoranti stellati del mondo. 
  2. È tracciato. In particolare, un vino da investimento è tale solo se è stato sempre conservato in un magazzino fiscale, adibito ufficialmente a conservare il vino e dotato della certificazione per farlo emessa da un ente terzo che attesta e garantisce che quel vino è stato acquistato direttamente dal produttore e conservato sempre in un magazzino con giusta temperatura, giusta umidità, su scaffali anti vibrazione e con assicurazione.

Il paradiso (del magazzino) fiscale 

Il magazzino fiscale è una tappa fondamentale per i vini da investimento e ha una caratteristica peculiare e molto interessante in termini economici: quando si sposta un bene da un produttore a un magazzino fiscale, non si paga l’iva sull’acquisto perché quel bene non viene ottenuto direttamente da noi, ma rimane formalmente “in deposito”. 

I vini da investimento, infatti, si comprano quando non sono ancora pronti da bere e si rivendono quando sono perfetti da consumare. 

Sarai felice di sapere che anche in questo ultimo step di vendita ai ristoratori non è necessario aggiungere l’iva, il che è molto conveniente per chi acquista, e di conseguenza anche per noi, che avremo possibilità assai maggiori di vendere i nostri vini. 

Non ci resta che aggiungere… alla salute.

D + E

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(2 inseriti)
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2020-05-18 20:07:09 - Andrea
Ciao sono interessato al corso investimento sul vino... o come intraprenderlo!
2020-04-30 14:24:35 - Federica ardau
Ciao sono interessata all'investimento sul vino ... Mi mandi l'invito per la zoom di stasera per favore? Grazie
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