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Pensioni, patrimoniale e reddito di cittadinanza: cosa possiamo imparare dagli Antichi Romani

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Sai cos’hanno in comune la pensione e il Colosseo? O il Circo Massimo e il reddito di cittadinanza?
Anche se ti sembrerà strano, sono tutte cose nate nello stesso periodo storico.

Già, se pensi che il reddito di cittadinanza o la previdenza sociale siano conquiste dell’era moderna e contemporanea, ti sbagli: sono invenzioni dei Romani, come le terme o il circo dei gladiatori. 

E la Storia, da brava maestra, ci insegna che non tutto è andato per il verso giusto.
In questo post ti raccontiamo quello che è già accaduto e che potrebbe accadere nuovamente, segnando la fine del sistema pensionistico italiano.

Seguici.

Leggi anche: Come sarà l'economia del futuro (e come puoi contribuire al suo sviluppo)

Combatti più che puoi e vai in pensione… con i buoi


Lavorare, sudare e faticare fino all’agognata pensione sembra uno spaccato della vita contemporanea, invece era già la norma oltre 2000 anni fa.

Nonostante si pensi che il sistema pensionistico sia stato creato per la prima volta dal cancelliere tedesco Otto Von Bismark nel 1889, ci sono stati dei “proto sistemi pensionistici”, i più antichi dei quali risalgono a 2.000 anni fa.

I Romani, infatti, conferivano la Honesta Missio ai soldati che, dopo aver ottemperato regolarmente ai loro doveri di guerrieri, andavano effettivamente in pensione. 
Al fine di non spingerli a sommosse e ribaltoni, veniva dato loro o un terreno o e elargito del denaro. Bastava (si fa per dire) sopravvivere a 16 anni di leva militare per godersi una degna pensione.
Nel momento di massima espansione dell’Impero i soldati, a seconda del grado, percepivano fino a 20.000 sesterzi di “buonuscita”.

L’economia romana dell’epoca si basava sulla conquista: il PIL aumentava se si conquistavano nuove terre, da cui depredare ricchezze e riscuotere nuovi tributi.

Ma nel tardo Impero quando il conquistabile era quasi del tutto conquistato, l’economia iniziò a scricchiolare, così si inventò l’Emerita Missio, che si può riassumere così: vai in pensione dopo 24 anni al posto di 20 (prima erano 16,  ricordi?) e se sopravvivi godrai di qualche privilegio in più rispetto agli altri.

La pensione equivaleva a 16 solidi (monete d’oro), un terreno, due buoi e 100 moggi (poco meno di 9 litri) di semi. 
Non passeranno nemmeno 50 anni che i soldi sparirono e i soldati in pensione dovettero accontentarsi del terreno da lavorare, i buoi e i semi.

L’economia, come l’abbiamo conosciuta fino ad ora, è semplice: se lo stato (e quindi i cittadini) produce ricchezza, garantisce (o almeno ci prova) benessere; ma se il PIL non sale, beh… la fine è chiara.

Purtroppo, i Romani ci insegneranno cosa succede quando affrontiamo epoche come quella che stiamo vivendo adesso.

Le pensioni diminuiscono drasticamente.
 

Virgilio, la prima “vittima” illustre della patrimoniale


Te lo immagini il grande poeta che riceve sconsolato una cartella dell’Agenzia delle Entrate?
Non è andata proprio così, ma quasi.

Quando l’economia va male, il rischio di patrimoniale sale, e spesso non finisce bene.
Se pensi che l’Impero Romano sia caduto per colpa dei barbari, devi ripassare la storia. 
Ma soprattutto devi comprendere perché quello che è accaduto nell’antica Roma sta accadendo anche ora e cosa possiamo imparare per rimediare.

Abbiamo visto poco fa che l’economia dell’Impero romano era diventata insostenibile, ma lasciamo raccontare il sistema pensionistico romano dallo storico dell’epoca Gaio Svetonio:
 

“Augusto uniformò la paga e i premi di tutto l’esercito secondo il grado militare, fissando al tempo stesso la durata della ferma e gli emolumenti dovuti al suo completamento, di modo che i soldati, tornati alla vita civile, non avrebbero avuto motivo di ribellarsi perché troppo vecchi o privi del capitale bastante a guadagnarsi onestamente da vivere”. 

Per “capitalizzare” il sistema, però il fondatore dell’Impero sacrificò il suo patrimonio personale (a quei tempi non c’era differenza tra patrimonio di stato e personale), spendendo 600 milioni di sesterzi in Italia e 280 nelle province in acquisti di terre per i veterani. 
Il bilancio dell’imperatore era andato in sofferenza, tanto che si era iniziato a supplire con delle “tasse patrimoniali” sotto forma di perquisizioni, di cui la vittima più illustre fu il poeta Virgilio.

Ma non è tutto: Augusto inaugurò un’italica tradizione, che abbiamo poi esportato in tutto il mondo e che ancora adesso viene applicata con dovizia.

L’imperatore statalizzò il deficit in un aerarium militare e dilapidò gli ultimi 170 milioni rimasti. 

Per alimentare questa prima “Inps” della storia, furono istituite allora due imposte: una del 5% sulle successioni, ed una dell’1% sulle vendite all’incanto. 

Tra salari, premi di arruolamento, premi di smobilitazione, esenzioni fiscali, assegnazioni di terre e concessioni di cittadinanza, la militia romana era, per dirla con le parole dello storico Jean-Michel Carrié

“una sorta di piano di risparmio, con versamenti di premi periodici nel corso del contratto e costituzione di un capitale disponibile alla scadenza, accresciuto da interessi sotto forma di prestigio sociale”

Insomma: le pensioni iniziarono a gravare pesantemente sui contribuenti. Esattamente la stessa cosa che succede con l’INPS, dove i nuovi contribuenti pagano le pensioni a quelli vecchi, perché i soldi risparmiati dagli attuali pensionati sono già finiti.

La situazione sembra già grave, ma cosa può fare uno stato per nasconderla?
Continua a leggere, ma intanto ricordati questi punti:
  • Debito alle stelle
  • I contribuenti nuovi pagano le pensioni ai vecchi contribuenti
 

Romani, reddito di cittadinanza e social newtork


Un governo per governare bene deve soddisfare le esigenze del popolo, e quando il popolo vuole il reddito di cittadinanza, in qualche modo va accontentato.
Ma cosa c’è oltre? Quali problemi nascosti si celano dietro a determinate scelte economiche?

Secondo molti il primo esperimento di uno strumento di aiuto economico generalizzato, una sorta di reddito minimo, risalirebbe al 1795 e sarebbe stato realizzato a Spennhamland, nell’Inghilterra meridionale, dove i magistrati obbligarono le parrocchie “a versare un sussidio che integrasse i salari dei lavoratori poveri, in modo da raggiungere una soglia che tenesse conto della composizione della famiglia e che fosse indicizzata sul prezzo del grano”.

Ma il Sistema Speenhamland non fu il primo.

Indovina chi, molto prima degli inglesi, ideò il reddito di cittadinanza?

Già, proprio gli antichi Romani.

Esisteva un contratto sociale, dove si garantiva ad ogni cittadino dell’Impero Romano, due iugeri di terra, ovvero l’equivalente che si poteva arare in 2 giorni con due buoi: il minimo per l’autosufficienza (che significava comunque dover lavorare duramente la terra).

Non solo: per fare contenti i cittadini e soprattutto per distrarli dai problemi economici e sociali del tempo, veniva fornito accesso ai “social-network” e alle “TV” del tempo: terme e Colosseo. 

Un mondo idilliaco, tanto che Giovenale nella sua Satira X scrisse

“[il popolo] due sole cose ansiosamente desidera: pane e giochi circensi”.


Ci fu persino una crisi del petrolio legno, talmente erano tante le terme da riscaldare.

Ma ovviamente tutto ciò era insostenibile, il PIL dello stato non era sufficiente a coprire le spese sociali, così, per finanziare pensioni e welfare, la banca centrale europea e il governo, l’impero iniziò a stampare moneta creando inflazione, aumentò le tasse (che erano già molto alte), istituì patrimoniali, diminuirono le pensioni e la deforestazione (l’inquinamento dell’epoca) sfasciò l’economia.

Quando arrivano i Barbari invasori, il sistema economico romano era già al collasso.

Quello che ti abbiamo raccontato non è accaduto in pochi anni, ma in secoli di storia; ma inutile dirti che oggi è tutto incredibilmente più veloce.

La Storia ci insegna che certi cicli si ripetono, ma l’evoluzione ci dice che non esistono situazioni da “si salvi chi può”: si salva chi studia.

E tu come ti stai organizzando per proteggere il tuo patrimonio da un’erosione annunciata?

Se non stai ancora attivandoti concretamente, è ora di metterti in moto.
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2021-01-31 17:01:34 - Felice
E' proprio l'esempio che riporto a chi mi chiede cosa penso dell'attuale reddito di cittadinanza...
Grazie davvero, Bruno. Per aver apprezzato e per il tuo riscontro. A presto
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