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I 7 doni di Gandhi per la ricchezza

In un mondo che sta virando verso la ricchezza consapevole, verso un nuovo paradigma, non c'è più spazio per chi non sviluppa delle doti da vero leader, anzi da condottieri non violenti che portano la fiaccola della trasformazione. Infatti l'unico modo per raggiungere la vera ricchezza interiore ed esteriore è coltivare se stessi, trasformandosi in leader, sacri condottieri, monaci guerrieri. Sviluppando capacità specifiche possiamo creare la trazione necessaria per raggiungere la vera abbondanza per noi stessi e per il mondo che ci circonda. Per fortuna non dobbiamo inventare nulla di nuovo. Il mondo è stato ed è pieno di Money Surfers che possono darci un esempio concreto di qualità da sviluppare per una leadership di successo. Ghandi in particolare ci dona 7 valori fondamentali che possiamo coltivare per diventare veri leader del nuovo millennio.

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Umiltà

[Tweet "Vivi come se dovessi morire domani. Impara come se dovessi vivere per sempre."]

Anche se ci risulta semplice ricollegare un simile pensiero a Gandhi (perché ne conosciamo la vita), è difficile immaginare che un leader qualunque possa dire una frase del genere. Già, perché la storia ci ha letteralmente imbottito di leader dalle caratteristiche che poco hanno a che vedere con quelle di una Guida. Ed a proposito di guida, troppe volte si è abusato di questo termine per indicare i “leader” che hanno segnato i popoli coi loro regimi totalitari.
È vero, la storia ci insegna che esistono tipi e tipi di leader (ma sarebbe meglio parlare di capi): dai capi dell’esercito che in età classica conquistavano onore e consenso in battaglia, agli svariati “Generali Custer” che portano i loro uomini dritti alla morte; fino ai “capi carismatici” del post-idealismo novecentesco. Eppure ognuno di questi leader, anche se diverso dagli altri, viveva come se si credesse immortale ed imparava… No, scusate, non imparava perché lui era IL CAPO!
Ed è proprio qui che posa l’eccezionalità di Mohandas Gandhi, tanto che da molti è ormai preso come modello di “Leader Trasformazionale”. Conosciuto come il Mahatma (Grande Anima), è passato alla storia per aver guidato il popolo indiano nella sua “rivolta non violenta” al colonialismo inglese, durante la prima metà del novecento. Motivo che gli valse il titolo di Padre della Nazione.
Senza armi e con la sola forza dell’Esempio, Gandhi ci trasmette le linee guida che oggi come non mai un buon leader deve seguire. Perché ci è utile tutto ciò? Perché i leader non sono solamente i capi di governo o i capi degli eserciti. Leader è anche il manager aziendale. Leader potrebbe essere ognuno di noi ogniqualvolta venga messo a capo di un progetto. Persino in un gruppo musicale o in un gruppo di amici emerge sempre quella figura più coinvolgente che traina e modera le idee del gruppo.
E la prima pillola che Gandhi ci “prescrive” è proprio quella dell’umiltà: il leader è consapevole delle sue capacità, sa il fatto suo, ma sa anche che può sempre imparare dai suoi seguaci e migliorarsi. È finita l’epoca dei “despoti illuminati”, ed è giusto riconoscere al leader la sua dimensione umana e la possibilità di sbagliare.
Gandhi
 

Ascolto

[Tweet "Se urli tutti ti sentono. Se stai in silenzio solo chi ti ama ti ascolta."]

Quando pensiamo alla figura di Gandhi, ci viene in mente un anziano magro e povero, che poco richiamerebbe le doti di un istruito comunicatore. Eppure, senza giri di parole, Gandhi era un avvocato, e pure di origini benestanti. Laureatosi in giurisprudenza a Londra, diventa celebre per la sua battaglia contro il regime dell’Apartheid in Sudafrica. Nonostante ciò, una delle caratteristiche del Mahatma era la sua propensione all’ascolto, tanto da attribuirgli la capacità di “vedere con le orecchie”.
Da questo comprendiamo che il primo passo che un leader deve compiere per poter imparare è saper ascoltare. Non solo, il silenzio è qualcosa di estremamente contagioso. Come la prepotenza genera prepotenza, così l’ascolto genera a sua volta predisposizione all’ascolto. Siamo convinti che si insegni molto di più ascoltando che parlando!
 

Esempio

[Tweet "Sii il cambiamento che vuoi vedere nel mondo."]

Pilastro assoluto della leadership di Gandhi è l’Esempio. Quante volte ci capita di vedere manager che sanno solamente dire ciò che c’è da fare, ma non si rimboccano le maniche? L’esempio (o meglio il Buon Esempio) è la qualità che manca a coloro che “predicano bene e razzolano male”. Questi non capiscono che l’esempio può veicolare e convincere gli spiriti dei più diffidenti. Potremmo dire che è una delle migliori forme di marketing del consenso!
Alla base dell’esempio, vi sono scelte che hanno drasticamente segnato la vita del Mahatma, per esempio il voto di povertà e i vari digiuni che hanno scandito la sua esistenza. Ma anche le punizioni! Nel 1908 Gandhi subisce infatti la sua prima prigionia in Sudafrica, a seguito di una protesta non violenta, in cui aveva invitato i suoi seguaci a rifiutare di essere schedati (come prevedevano le leggi razziali del governo di Transvaal).
Anche l’esempio, come l’ascolto, è contagioso. E come avrete intuito, anch’esso come l’ascolto è prioritario rispetto alla parola, in una buona leadership.
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Condivisione

[Tweet "Tu ed io siamo una cosa sola. Non posso farti del male senza ferirmi."]

L’esempio connette gli animi, crea condivisione. Ma non v’è condivisione, non c’è coinvolgimento dove mancano passione e gratificazione. Non sarai mai un buon leader se non creerai nei tuoi seguaci il senso dell’appartenenza. Bada bene, non si parla di proprietà, ma di sentimento comune: appartenenza ad un progetto, condivisione di una o più idee.
Per questo i valori più importanti di un’azienda sono racchiusi nella Mission e nella Vision: esse sono i punti focali dell’ellisse aziendale. Attraverso questi due punti il leader può comunicare al seguace come essi siano “una cosa sola” e farlo sentire parte integrante del progetto. I vostri dipendenti sono delle risorse: colpendo loro colpite voi stessi!
 

Non-violenza

[Tweet "Con la gentilezza puoi scuotere il mondo."]

Passiamo finalmente alle parole! Gandhi è l’incarnazione del dissenso pacifico. Nei presupposti della non-violenza e della non-cooperazione (col governo britannico!) ha posato la sua linea di condotta e mai si è tradito. Operare nella non-violenza non significa solamente non sfoderare le armi, ma significa anche adottare un registro pacifico quando si obiettano le opinioni altrui: rinunciare cioè all’aggressività verbale.
Qual è la differenza tra un capo autoritario e un leader autorevole, se non appunto la capacità di farsi ascoltare, senza ricorrere all’imposizione (fisica o psicologica)? L’aggerssività nel linguaggio è sempre frutto di un difetto di comunicazione. Dobbiamo seguire l’esempio di Gandhi e “farci educare” dalla gentilezza. Non per apparire buoni o giusti: bontà e giustizia si misurano dai fatti; la gentilezza è piuttosto una questione di attitudine, che prescinde dagli obiettivi… è un modo di raggiungere il traguardo. Per essere leader trasformazionali dobbiamo abbracciare la filosofia del Mahatma e gestire le circostanze con la virtù dei gentili.
 

Pazienza e perseveranza

[Tweet "Se qualcosa merita la tua pazienza, questa deve durare fino alla fine!"]

La figura di Mohandas Gandhi in realtà non ha bisogno di aforismi per essere una vibrante testimonianza di pazienza e perseveranza. La sua vita è segnata da sofferenze che avrebbero abbattuto qualsiasi animo impaziente. Come la vita di Gandhi, anche quella del leader spesso presenta delle cadute, dei fallimenti capaci di stroncare l’iniziativa, se non si è perseveranti. Ma proprio qui si vede la differenza tra chi è fatto per il successo e chi no: il successo non è (solo) una questione di risultati, ma è il modo in cui ti poni dinanzi ad essi. Il vero successo è la propensione al successo! Fare dei piccoli traguardi quotidiani le nostre credenze positive e dei piccoli fallimenti i passi esperienziali verso il traguardo finale.
[quote]Come dice anche la scrittrice Mary Anne Radmacher, il coraggio non sempre ruggisce: a volte il coraggio è la voce calma della sera che sussurra: “Ritenterò domani!”[/quote]
 

Riassumendo…

Abbiamo visto come Gandhi ci abbia lasciato in eredità delle pillole di saggezza che, se concretamente assimilate, danno un volto nuovo alla leadership, un aspetto più umano e più vicino al nostro prossimo: una leadership fatta con la testa e col cuore. Allenati e trasformati in un nuovo leader seguendo i preziosi consigli del Mahatma. Sotto troverai un riassunto con un'azione che puoi fare per iniziare a trasformare la tua vita sin da oggi: singole e semplici azioni che faranno di te un leader nella tua vita quotidiana:
[unordered_list style="bullet"]
  • Umiltà: Dai il merito di qualche tua azione di successo a qualcun altro.
  • Ascolto: Sforzati a non interrompere nessun discorso per almeno 1 giorno.
  • Esempio: La prossima volta che vedi in difficoltà qualcuno al lavoro o a casa, prenditi carico del suo problema e risolvilo tu.
  • Condivisione: Condividi la gioia del prossimo successo con la tua famiglia o la tua squadra.
  • Non-violenza: La prossima volta che vieni attaccato verbalmente, accetta l'attacco in maniera passiva senza risponde. Sviluppa un'azione nuova che esca dagli schemi del contrattacco.
  • Pazienza: Se ti trovi in coda o nel traffico e sei di corsa, apprezza il tempo libero che hai a disposizione per te stesso: ascolta nuova musica, leggi, sogna ad occhi aperti.
  • Perseveranza: al prossimo sbaglio non arrenderti, usalo come trampolino di lancio per fare ancora meglio quello che dovevi fare. Se era una torta, falla più buona o fanne due ;)
[/unordered_list]
Siamo certi che il mondo è già sulla strada del cambiamento, dal momento che il capo autoritario della vecchia scuola sta già cedendo il passo al sorridente leader pro-positivo. Vi sono grandi testimonianze di questo cambiamento: se infatti vi chiedete a chi si siano ispirati grandi personalità come Martin Luther King Jr., il Dalai Lama, Steve Jobs o Nelson Mandela… Beh, avete già la risposta!

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(14 inseriti)
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2016-12-01 20:22:41 - massimo
Mi piace.. ho sempre cercato di ispirarmi a Ghandi. Grazie, Enrico!
2016-01-08 12:20:22 - Admin
Ciao Aurelio, grazie. La pratica è la parte più importante ed impegnativa, ma è l'unica che porta risultati.
2016-01-08 12:19:44 - Admin
Grazie Giovanna, siamo lieti di fornirti nuove e fresche ispirazioni.
2016-01-08 11:47:30 - giovanna
Ho sempre amato Gandhi, la sua via della non violenza, e questo articolo lo ritengo un dono poiche' posso ispirarmi ancora piu' concretamente alke sue qualuta' per vivere piu' pienamente.
2016-01-08 10:30:39 - aurelio
.. bello .. completo ... utile .. convincente .. però bisogna metterlo in pratica
2016-01-06 09:20:50 - Enrico Garzotto
Grazie Paolo. In un mondo che spinge per la competizione, grida, potere e ricchezza, riscoprire umiltà, silenzio ed esempio può portare veramente ad un salto di qualità nella vita.
2016-01-05 15:50:47 - paolo
Complimenti come al solito. Concordo con Luigi per quanto riguarda Steve Jobs, solo nelle fasi finali della sua esistenza, di fronte alla morte, ha espresso qualità umane degne del suo genio. Credo che questo articolo sia ottimo perché cerca di far comprendere a tutti noi che non necessariamente il successo e la felicità siano direttamente legati col denaro ed il potere.. Anzi che siano ben altre le condizioni che ci portano alla serenità
2016-01-05 11:03:51 - Luigi
Grazie a te per la risposta Enrico.Mi piace questa filosofia del far entrare le cose positive, tralasciando la spazzatura come hai scritto : " Oppure anche lui in fondo doveva coprire la paura di fallire. Chi lo sa. Ci piace prendere da lui le cose che ci possono tornare utili e ed evitare quelle che possono invece danneggiare."Mi sembra un consiglio sempre valido per vivere bene e alimentare la nostra mente principalmente con cose nutrienti.
2016-01-05 08:32:14 - Enrico Garzotto
Grazie Luigi per il commento. È vero Steve Jobs, peccava dal punto di vista emozionale, rendendosi dittatore e a volte arrogante. Capita spesso ai grandi geni che sono vissuti su questa terra di essere molto bravi da una parte, peccando invece da un altra. Il prossimo passo sarà Sintetizzare le varie nostre componenti e creare un modello nuovo di persona. Forse Jobs, con la sua arroganza, cercava di sfidare lo status quo delle persone a cui si rivolgeva, ovvero rispettava la filosofia che ha reso Apple unica per decenni. Oppure anche lui in fondo doveva coprire la paura di fallire. Chi lo sa. Ci piace prendere da lui le cose che ci possono tornare utili e ed evitare quelle che possono invece danneggiare. Grazie ancora per il tuo corretto appunto.
2016-01-05 08:26:52 - Enrico Garzotto
Grazie a te Anna Maria per le belle parole. Agire allineati con noi stessi e quindi con l'universo.
2016-01-05 08:25:53 - Enrico Garzotto
Grazie Gian Paolo
2016-01-04 12:31:37 - Luigi
Inserire tra le guide autorevoli, in antitesi a quelle autoritarie, una figura sia pure rivoluzionaria come Steve Jobs, significa non conoscere la storia di Steve Jobs, che era quanto di più arrogante e autoritario si possa trovare a giro nel pianeta. Detto questo, ha saputo circondarsi di geni e ne ha fatto fiorire il talento, creando autentici mercati dove non esistevano.. Ma personalmente non lo definirei un modello da seguire dal punto di vista umano.Bosley
2016-01-04 09:34:53 - Anna Maria
Grazie di queste testimonianze stimolanti e di questi esempi trainanti. Grazie di ricordarci che la ricchezza non la fanno i soldi , ma il nostro agire ,allineati con le leggi dell'Universo. grazie , con Gratitudine, Anna Maria
2016-01-04 09:27:59 - gian paolo
E' c'entrato ed indovinato in assoluto. Troppo autentico.
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