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Lavoro e vacanza insieme: il futuro si chiama workation

Lavorare quando vuoi, da dove vuoi.

Il termine è smart working, ma in Italia lo chiamiamo lavoro agile.

Sei scettico? Invece è già realtà, sempre di più. Possiamo ringraziare internet, che ha sconvolto il mondo. Basta infatti un wi-fi per trasformare qualsiasi luogo in un “ufficio temporaneo”. E per chi fa oggi questa scelta (tanti), i confini tra lavoro e vacanze si fanno sempre più sfumati.

Da qui nasce il termine “workation” (in inglese: work + vacation, ossia lavoro / vacanza).

Se non hai un ufficio vuol dire che puoi lavorare con il tuo computer da una spiaggia della Sicilia, così come da un coworking di Chiang Mai in Thailandia.

È vacanza, ma lavori.

È lavoro, ma è quasi una vacanza.

Forse non è nessuna delle due cose, forse sono le due cose insieme.


 

SE IO POTESSI, STAREI SEMPRE IN VACANZA

Non facciamo i tragici. L’Italia sullo “smart working” è un po’ indietro. Ma stiamo recuperando terreno.

La categoria dei liberi dall’ufficio nel nostro paese conta ormai 250 mila persone, ed è stata recentemente varata una legge che dovrebbe aumentare sensibilmente questo dato. Si stima addirittura che entro il 2035 1 miliardo di persone lavoreranno da remoto e viaggeranno il mondo liberamente, in una perenne workation.

Sembra un sogno. O forse un incubo, per i più attaccati alla routine.

È un’evoluzione dovuta alla tecnologia (Gmail, Skype, WhatApp, Trello, Slack eccetera), che per sua definizione va sempre più veloce.

Se non siamo più obbligati a trovarci in un determinato luogo e a una determinata ora per lavorare, significa quindi che l’ufficio ce lo possiamo scegliere. E qui si apre un mondo di possibilità, che abbiamo passato in rassegna per te.


 

LAVORARE SEMPRE, NON LAVORARE MAI

Partiamo da un presupposto. Non avere un cartellino da timbrare = sono affari tuoi se riesci a organizzarti e gestirti in autonomia o meno.

Certo, il mestiere del lavoratore da remoto può sembrare un sogno (già lo vedi con un mojito in mano sulla spiaggia), ma spesso la realtà è che si tratta di uno stile di vita che rischia di essere molto solitario e che necessita di una forte autodisciplina.

Chiedete a copywriter, developer, designer, imprenditori digitali a cui basta un computer per gestire il proprio business. Il rischio di trovarsi a non uscire mai di casa è reale.

Per questo si sta sviluppando tutta una serie di spazi ibridi, tra il coworking e il coliving, che si rivolgono a nomadi digitali (smart worker che girano il mondo lavorando), imprenditori e team di aziende che cercano luoghi per ritiri aziendali che abbiano un impatto positivo sulla qualità del lavoro.

Ci sono coworking per tutti i gusti, in città e in mezzo alla natura. 300 solo in Italia, da Trento a Matera.


 

IL TUO PROSSIMO UFFICIO NON SARÀ UN UFFICIO

Coconat è uno “spazio per essere ispirati, concentrati, lavorare e giocare in campagna”. A un’ora di treno da Berlino, offre workation nel verde, gite in bicicletta tra i boschi, arrampicate e un percorso pedonale mozzafiato, costruito sulla cima degli alberi.

Alle Canarie (e in Slovacchia) c’è Wolfhouse, con le sue strutture specializzate in attività per interi team. Sulle colline fuori BarcellonaNectar si è invece stabilito come punto nevralgico del lavoro digitale rurale, accogliendo liberi professionisti, artisti, sviluppatori, imprenditori. E per i veri nomadi, che non riescono a star fermi nello stesso posto, Hacker Paradise organizza workation dalle 2 settimane ai 3 mesi in tutto il mondo, nelle quali unisce pernottamento, postazione in un coworking e un network di professionisti per accelerare la tua crescita personale e lavorativa.

E in Italia? Ragusa vanta di aver (di recente) organizzato la prima workation ufficiale dello Stivale. Con le candidature che si riapriranno presto per il prossimo anno.


 

PERCHÉ?

Può sorgere confusione. Può sorgere una domanda: perché?

Perché uscire dal disordine della città e cambiare aria, ritrovandosi anche solo temporaneamente nella natura, rappresenta una comprovata iniezione di creatività e produttività. Perché svegliarti dove già lavorerai ti fa risparmiare tantissimo tempo. Tempo che puoi dedicare a te stesso, meditando, ndo Yoga o leggendo ogni giorno un libro nuovo e sviluppando la tua routine liberamente. Senza contare che le consulenze che dovresti pagare per avviare il tuo business, spesso puoi averle gratis dal vicino di scrivania al coworking, che può essere oggi il professionista che cercavi e domani un imprenditore che è passato per i tuoi stessi problemi.

Due sono i punti in comune tra i molti spazi che si stanno ritagliando il ruolo di naturali evoluzioni dell’ufficio: il bisogno di stabilire relazioni significative (lavorative e non) e l’equilibrio tra lavoro e spiritualità, tra concentrazione e deconcentrazione. Si tratta di cercare per lavorare e vivere un contesto autentico, ricco di significato e fonte di crescita umana.

Per questo molte strutture offrono, oltre alle postazioni lavorative e al pernottamento, un’ampia gamma di corsi ed esperienze di gruppo. Spesso in mezzo alla natura, in località remote o appena fuori dalla città, ma rigorosamente con un’ottima connessione internet.

È questo il contraltare della solitudine che può derivare dal lavoro da casa, così come del trambusto cittadino, degli uffici caotici e dei colleghi che quasi mai ti puoi scegliere. E per tutti quelli che si arrendono a vivere in una città che odiano perché “lì c’è il lavoro”, questa rappresenta una vera e propria rivoluzione.

Ci vorrà ancora qualche anno perché questa diventi la normalità in Italia? Forse. Ma possiamo iniziare a pensare a come renderla realtà per noi oggi.

Alla prossima onda.

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