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La povertà è costosa? Ecco come abolirla

“Sembra sempre impossibile, finché non viene fatto”.

Riconosci la citazione? Ci piace molto, e viene da un signore che ha passato la vita battendosi in favore dell’uguaglianza e contro il razzismo. Un signore che, proprio per le sue idee innovative, si è fatto 27 anni di carcere.

Sì, quella frase è di Nelson Mandela, il premio Nobel per la pace e presidente del Sud Africa, che ha sfidato la storia, vedendo un sogno impossibile realizzarsi. Ricorda un po’ la vicenda di Galileo, condannato alla galera per aver detto che la Terra girava intorno al Sole. Non è una novità che i più grandi visionari si scontrino duramente con il muro della realtà, prima di vedere le proprie idee realizzarsi e diventare la nuova realtà.

Ma perché citiamo Mandela? Che c’entra col denaro? Molto, e ora ti spieghiamo perché.


 

UTOPIE PER REALISTI

Il dizionario definisce così la parola utopia: “ideale, speranza, progetto, aspirazione che non può avere attuazione”. Ogni periodo storico ha le sue utopie. Nel mondo antico esisteva la schiavitù, era una cosa normale. Pensare di abolirla era un’utopia. Lo stesso valeva per il diritto di voto alle donne nell’Europa delle suffragette, o per i diritti dei neri nell’America di Martin Luther King.

Rutger Bregman è un ventottenne olandese dai capelli rossicci, autore di un libro che sta spopolando, chiamato Utopia per Realisti. Bregman ha molto chiare quali siano le “idee irrealizzabili realizzabili” dei nostri giorni, e ha anche qualche proposta per renderle possibili.

La priorità? Capovolgere il concetto attuale di lavoro, e abolire la povertà. Sembra fantascienza, ma il piano si fonda su basi economiche, e ha riscosso i favori di molti imprenditori e miliardari, da Bill Gross a Elon Musk.


 

12.000 EURO ALL’ANNO PER TUTTI

Bregman propone infatti di fornire un reddito minimo di 12.000 € all’anno, a chiunque. E di ridurre la settimana lavorativa a 15 ore.

Il punto di partenza è che la povertà è costosa. Sì, ci costa carissima. A livello individuale significa avere preoccupazioni, non poter vivere come vorremmo. E a livello collettivo equivale a meno consumi, a un’economia che non gira. Immaginiamo di giocare a Monopoli senza distribuire la somma di denaro a tutti i partecipanti prima di iniziare. Il gioco sarebbe impossibile, così come finirebbe molto presto se nessun giocatore ritirasse i 200 euro ogni volta che passa dal via. Se non c’è ricchezza, non c’è mercato, e se non c’è mercato non può esserci ricchezza.

Vogliamo quantificare quanto ci costa la povertà? Come spiega l’autore, arriva tranquillamente a pesare per un buon 5% del PIL. E il reddito minimo avrebbe un costo pari soltanto all’1%.


 

OK. MA COME È POSSIBILE?

Come sarà possibile mangiare, pagare l’affitto, vivere e divertirci senza bisogno di lavorare, o lavorando pochissimo? La risposta è semplice: il 40% dei lavori verrà rimpiazzato da robot entro il 2030. Lo dicono i dati, e se non ci credete potete farvi un giro su Google. Questo significa che, a livello collettivo, raggiungeremo gli stessi risultati, lavorando la metà. Sembra terribile, sulle prime, ma una ricerca ha dimostrato che il 37% delle persone (in questo caso inglesi) già pensa che il proprio lavoro non serva a niente, e che potrebbe tranquillamente non esistere. Ora, chiediamoci che senso ha passare la vita ndo qualcosa che non serve.

Quindi cosa succederà davvero quando non dovremo più lavorare per vivere?

Proprio Musk ammette che dobbiamo iniziare a porci queste domande fin da ora. Passare dal pensare a cosa dobbiamo fare a cosa vogliamo fare. Il che verrà reso più facile dal reddito minimo. È dimostrato che la principale barriera all’imprenditoria e al mettere in pratica le proprie idee, è la paura di fallire e rimanere senza denaro. Le persone vorrebbero dare vita alle aziende dei propri sogni, ma una vocina sussurra loro: “ricordati che devi pagare l’affitto e fare la spesa”. Annientare questa paura significa “finanziare” le idee di chiunque, incentivando la creazione di un mercato più ricco e di un mondo migliore.


 

IL POTERE DELLA RICCHEZZA

Alcune ricerche hanno sperimentato l’effetto di un reddito minimo in Namibia e in India, vedendo i mercati locali fiorire e il numero di imprenditori triplicare, grazie al fatto che ognuno era nelle condizioni di creare un’attività e anche di comprare ciò di cui aveva bisogno.

È purtroppo triste constatare che gli imprenditori tendono infatti a provenire da famiglie ricche. Cosa succederebbe se più persone avessero accesso alla ricchezza, e alla possibilità di contribuire liberamente e maggiormente all’evoluzione del mondo (e di loro stesse)?

Permettendo anche ai più poveri di studiare e trovare lavori che davvero vogliono fare, si genererebbe ricchezza dalla realizzazione delle vocazioni delle persone. L'esigenza principale nel futuro potrebbe non essere più sopravvivere, ma trovare un posto nel mondo. 

Per questo la vocazione è per noi un potere nascosto da scovare, come un vero e proprio tesoro. E per questo abbiamo inventato un metodo step by step per trovarla, chiamato RemakeYourLife. La formula sempre più evidente infatti, è che un sistema lavorativo che crea felicità, crea di conseguenza anche valore economico. La vocazione è il petrolio del futuro.

Pensiamoci un attimo. Immaginiamo un mondo in cui ognuno avrà la libertà di scegliere cosa fare della propria vita, senza l’eterno condizionamento del denaro.

È un’utopia, vero? Forse come abolire la schiavitù.

Alla prossima onda.

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