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La felicità rende ricchi...e magri

Non se ne può più! Tra Expo, i programmi con gli chef (di cui uno l’ho scritto anche io), il bombardamento dei giornali, dei blog, dei magazine, dei telegiornali, gli eventi (tra cui uno l’ho organizzato anche io), i coach, i guru dell’alimentazione, i nutrizionisti magri e quelli grassi, non si fa altro che parlare di cibo e soprattutto di cibo e salute.
Sembra quasi che all’essere umano, regredito alla forma di digital-zombie, non rimanga che pensare a quello che mette in bocca. Partiamo con le premesse di rito: il cibo sano è necessario alla crescita di un individuo, mangiare bene rende la vita migliore e noi italiani siamo i maestri mondiali indiscussi della tavola; per cui, ben venga la promozione della nostra cucina, ci mancherebbe. Il problema è che ci siamo dimenticati che il cibo è condizione solamente necessaria e non sufficiente alla salute della persona, e anzi, in questo articolo vi voglio dimostrare come il tema dell’alimentazione sia assolutamente ozioso e irrilevante ai fini di un sano processo di “risveglio” e dunque, visto che siamo quelli de La Felicità Fa I Soldi, di ricchezza.
Le abitudini alimentari sono, come tutte le abitudini, gestite e controllate dalla mente inconscia. Per quanto tu possa sforzarti, le tue origini, le abitudini della tua famiglia e  persino i “derivati karmici” delle tue vite precedenti determinano il 90% delle tue scelte alimentari. Tradotto: se non lavori sulla tua gigantesca parte di iceberg che non affiora sopra il livello del mare, potrai essere disciplinato quanto vuoi, ma non otterrai risultati. Non credo ci sia bisogno di citare ricerche scientifiche, basta analizzarsi e vedere cosa succede quando dobbiamo privarci di qualcosa per “entrare in forma bikini”. Non serve ma…facciamolo lo stesso, ecco qui un bell’articolo de Il Post che dimostra come, accademicamente parlando, le diete non funzionano. Non funzionano e, aggiungo io, sono deleterie e fanno danni. Causano danni a tutto tondo sul nostro apparato psico-somatico. Come tutte le privazioni e le repressioni, basta fare il primo anno del corso di laurea in scienze tantriche (!) per saperlo. Esse ritornano sempre indietro amplificate del doppio.
Tutto questa ossessione per il cibo sano si chiama ortoressia ed è molto affascinante da osservare. Come dicono i filosofi bravi, si tratta di un chiaro indice del fatto che abbiamo tutti quanti capito che c’è qualcosa di ripulire dentro di noi. Non è un caso che la parola più trendy del momento sia “detox”, dettossificare. Il fatto è che stiamo applicando la cura ai rami anziché alle radici. Permettetemi una digressione biografica: circa dieci anni fa, prima di iniziare ad appiccare il mio “fuoco interiore” ero un ragazzo normale, quindi malato. Sì, perché la normalità oggi è proprio questo, una malattia. Mangiavo carne tutti i giorni, avevo le maniglie dell’amore, bevevo una coca cola ogni sera dopo cena, mi cibavo principalmente di carboidrati processati (la pasta e il pane), mi mettevo la coscienza a posto iniziando la giornata con una spremuta. Ero giovane ma già si capiva dove sarei andato a finire, dove, tra l’altro, sono poi finiti quasi tutti i miei coetanei, eccezion fatta per quelli che si ammazzano di sport nelle asfittiche e fighette palestre di Milano. Ho iniziato a meditare quotidianamente e tutto è cambiato, anche sul fronte dell’alimentazione. La cosa fantastica è che tutto è cambiato senza volerlo, senza sforzo.
Portare la luce della consapevolezza sulla nostra vita è più che sufficiente per guarire. Tutte le abitudini sbagliate sono sempre un “calo di attenzione”, un angolo buio del nostro regno interiore. Ho iniziato a smetterla con primo e secondo, mi sfamavo prima. Anche questo è provato scientificamente: il processo di crescita spirituale, se ben condotto, porta all’abbassamento dei battiti cardiaci, ergo bruciamo meno, ergo abbiamo bisogno di meno cibo. Senza frustrarci, senza sforzo. Secondo voi perché San Francesco sopravviveva settimane senza cibo nelle caverne dell’Umbria? Portando la luce nel mio Inland Empire ho, negli anni, imparato a misurare l’apporto nutritivo dei vari cibi sul mio apparato psico-fisico. In altre parole, ero più sveglio e capivo quando il pasto che stavo ingerendo era solo una bufala (non la mozzarella eh) o qualcosa che mi avrebbe sfamato veramente e per un numero di ore decente. La gara a migliorarmi, lo ammetto, ha portato, anche il sottoscritto, sulle soglie dell’ortoressia. Il timore di andare a casa di un parente/amico poco “evoluto” e trovarsi a mangiare pasta non integrale e cotolette di maiale l’ho conosciuto anche io.
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Sono diventato vegetariano integralista e poi flexitariano. Che vuol dire? Non vuol dire che sei vegetariano per finta, tutt’altro, vuol dire che non mangi carne tranne rare eccezioni e dunque devi essere consapevole di quello che mangi e costruirti l’abitudine di integrare le proteine animali con quelle vegetali. Uno sbattimento? Per me non lo è stato mai. Nemmeno all’inizio. Ora è un’abitudine quindi è passato in modalità “pilota automatico”. Ma all’inizio mi ricordo che ero esaltatissimo dall’andare a fare la spesa e studiare attentamente tutte le etichette per vedere quale legume avesse più proteine tra le lenticchie, i fagioli borlotti o gli azuki. Anche qui vale sempre la stessa regola. Se la vivi come un’imposizione non lo farai mai; se sei spinto da motivazioni legate alla consapevolezza, ti diverti. Alla fine le maniglie dell’amore sono scomparse, sono soddisfatto del mio corpo e non mi ricordo di essermi mai messo a dieta nella mia vita. Eccezion fatta per 2 mesi di dieta “Slow carb”, quella di Tim Ferriss, che ho mollato subito perché mi rendeva troppo aggressivo e triste. La mia dieta è la non-dieta consapevole. Si tratta di lasciare fare al tuo istinto, al tuo buon senso, che ti guida. Proprio come fanno i bambini piccoli, che sanno quando smettere di mangiare quando stanno bene o sono malati.
Il problema è che questa conclusione detta così, può solo fare male alle persone che non capiscono che il senso deve essere “buono” veramente, prima di diventare vero buon senso. Mi spiego: non vale dire: “mi ascolto, seguo i miei ritmi”, se prima non hai fatto un certo tipo di percorso. Oppure peggio ancora dire, “mangiare un po’ di tutto, senza esagerare, alla fine questa è la cosa migliore”, il classico mantra che si sente sul tram o che si legge sulle risposte di Yahoo answer. Non è vero. Tranne in casi “sacri” (andremo poi a spiegare cosa sono), bisogna annullare la carne, bandire i cibi processati e i cereali non integrali.La carne, soprattutto per chi vuole fare un percorso di crescita interiore, ed è agli inizi, può risultare fastidiosa. Spinge le energie sottili nelle parti basse, ci incatena agli inferni dell’aggressività e delle pulsioni sessuali indistinte. In altre parole rende ancora più difficile la “sublimazione” delle nostre energie verso orizzonti più elevati della banale riproduzione della specie e del “mors tua vita mea”. Questo vale soprattutto per le carni rosse. Non lo dico io, ma tutti i grandi maestri di tutte le epoche da Pitagora a Platone fino ad arrivare ai mistici orientali contemporanei. Da qui a dire che mangiare la carne è blasfemo ce ne passa.
I veri guru se ne fregano di quello che mangiano e anzi ringraziano per quello che letteralmente “passa il convento”. Mangiano quello che c’è. Io stesso, che adoro il vino, ho una cantina di tutto rispetto con bottiglie che sarebbero sprecate se venissero accompagnate da un’insalata d’orzo. Per certi riti ci vuole la carnazza! Piccoli eventi sacri, proprio come si va una volta, sacrificando l’animale, rispettandolo, adorandolo e trasformandolo in "veicolo cosmico"; operando un rito che va oltre il gozzovigliare, ma che rappresenta una celebrazione dell’amicizia, dell’amore, di qualche successo ottenuto etc… Una due, tre volte l’anno, perchè no.
Parlando di cibo e ortoressia mi torna in mente una frase di Maharishi Mahesh Yogi che mi ha sempre colpito: a domanda “Maestro cosa dobbiamo mangiare?”, “Quello che vi preparava vostra madre da ragazzi”. In questa frase, palesemente provocatoria, sta tutta la “pareto-efficenza” del grande Guru indiano. Pareto-efficenza nel senso che prima di stare a pensare cosa mangiare ci sono altri problemi da risolvere che non stai risolvendo, e anzi, la tua ortoressia non è altro che l’ennesimo trucchetto della tua mente per procrastinare il “risveglio”, quello vero. Visto che le risorse di un uomo medio sono limitate, vediamo di concentrarle su ciò che veramente fa la differenza: gli organi interiori certo, ma quelli invisibili.
Davide Franceschini
 

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2016-11-09 10:36:02 - Katia
Si cambia e si evolve partendo da dove si riesce. Il cibo, per me, è sempre stato un'occasione di questo tipo. Siamo ciò che mangiamo e mangiamo ciò che siamo. Sta di fatto che quando è il momento di cambiare i pensieri anche la "chimica degli alimenti" aiuta. Ho capito che cambiare le abitudini è difficilissimo. Passare dalla fetta biscottata al porridge al mattino, dallo svegliarmi alle 8 alle 6,30, dal mangiare prima verdura e proteine e solo alla fine cereali in chicchi, dall'evitare i grassi a reintrodurli con modalità nuove, ha cambiato anche i miei pensieri. Di fronte ad ogni crisi ho reagito così. Cercando di cambiare il consolidato - e cosa più del cibo quotidiano - con sforzi immani. Ma che, nel mio caso, ripagano. Certo poi ci sono le letture, i cambi di stile di vita, la nuova visione di te e del mondo che si affaccia pian piano, quel che era nel retrobottega che ti si palesa davanti agli occhi etc etc, ma per me partire dalla chimica delle mie cellule, dal mio "bios" è fondamentale. E se "per caso" (esiste?) non fossi passata da qui non so come avrei potuto uscire "viva" da sei mesi passati col mio piccolo in braccio (giorno e notte) per problemi di reflusso e da un mancato rinnovo di contratto al quinto mese di gravidanza dopo 12 anni passati a lavorare in modo super intenso. Insomma il cibo è un po' l'abc delle nostre giornate e mischiare le lettere cambia anche le parole e le parole cambiano le frasi e poi i pensieri. Di stili alimentari ne ho provato più di uno, ma alla fine quest'ultimo (scovato di notte mentre leggevo enciclopedie di "roba" sul reflusso dei neonati) mi ha cambiata. O forse mi ha fatto diventare più me stessa. Ciò che posso dire è che bene venga un po' di "ossessione" alimentare se può essere una chiave per aprire un nuovo mondo.
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