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In pensione ogni due anni? Ecco come

La pensione sta scomparendo, e a quanto pare possiamo farci poco. L’età media si alza, e gli anziani per fortuna muoiono sempre più tardi. Il modello basato sul lavorare fino a 60 anni e poi andare in pensione diventa così sempre più irrealizzabile.

Pensiamo a quando la vita si allungherà fino a 120 anni, per esempio. Sarà impensabile passarne la prima metà lavorando e la seconda senza fare nulla. Ma soprattutto, ci sembra una prospettiva desiderabile? Secondo Ric Edelman, fondatore e capo di Edelman Financial Services, azienda di consulenza finanziaria leader negli Stati Uniti, dobbiamo abituarci a cambiare radicalmente mentalità.

IN PENSIONE PRESTO E SPESSO

Come spiega Edelman nel suo nuovo libro, siamo abituati a modelli di vita lineari in cui nasciamo, studiamo, entriamo nel mondo del lavoro, passiamo una quarantina d’anni a lavorare e poi, da vecchi ci godiamo il tempo libero che ci rimane da vivere. Sono schemi ereditati dal passato, che stanno cedendo sempre più il passo a modelli di vita ciclici.

Per modelli ciclici si intende imparare, lavorare e avere del tempo libero per tutta la vita, e non a blocchi rigidi di separazione tra gioventù e vecchiaia. Se ci pensiamo non è un gran bell’affare impegnare interi decenni della nostra vita lavorando, per poterci godere la libertà solo una volta vecchi. E a detta di Edelman in futuro sarà sempre meno raro vedere uno studente laurearsi, lavorare per qualche anno e poi prendersi un periodo sabbatico (una mini pensione), in cui magari investire su se stesso, viaggiare o far prendere alla propria carriera una direzione diversa.

Infatti il fenomeno delle micro carriere è sempre più comune, e lo sarà sempre di più. Invece che lavorare trent’anni per la stessa azienda e nello stesso campo, lavoreremo per 10-15 aziende nell’arco della vita, spaziando tra almeno 3-5 campi diversi. Come scrive Peter Weddle qui, il mondo del lavoro sarà sempre più simile a una bicicletta. In bici puoi alternare momenti in cui pedali ad altri in cui sfrutti la spinta ottenuta. Ma per quanto possa essere forte questa spinta, prima o poi dovrai ricominciare a pedalare, se non vorrai cadere.

PIÙ SOLDI

I dati dicono che, parlando di giovani, il 45% delle aziende non si aspettano di lavorare per più di due anni con la stessa persona. E che le nuove generazioni saltano da un lavoro all’altro molto più facilmente di quella dei propri genitori. Mentre è vero che la disoccupazione giovanile è alta, lavorare per decenni nella stessa azienda non è per forza sinonimo di ricchezza, anzi. Secondo Forbes, farlo per più di due anni di fila ci porta a guadagnare fino al 50% in meno nella vita.

Ecco quindi la verità: le aziende, più che premiare la lealtà di chi rimane “parcheggiato” da loro per anni e anni, premiano chi si è misurato con realtà diverse, cambiando impiego e carriera ciclicamente. E la differenza di entrate derivanti da un percorso di questo tipo porterebbe a rendere sostenibili le micro pensioni cicliche, rispettiva controparte delle micro carriere. Insomma, essere al comando della nostra vita e della nostra carriera può regalarci denaro e tempo libero, anche in misura maggiore rispetto ai sistemi pensionistici.

PIÙ BENESSERE?

Metterci continuamente in discussione può però essere faticoso e stressante. Se da un lato continuare a cercare un lavoro migliore ci porta benefici economici, non dobbiamo dimenticare che i soldi non sono l’unica variabile nell’equazione del benessere. In questo senso le micropensioni serviranno proprio da spartiacque di riposo e calma interiore tra una carriera e l’altra, come mezzo per evolverci verso nuovi orizzonti, dandoci la possibilità di non vivere una sola vita ma di viverne due, tre, quattro, quante vorremo.

E la nostra nuova vita può iniziare in ogni momento, a qualsiasi età. Non è mai troppo tardi per fare un'autoanalisi, guardare dentro noi stessi e trovare ciò che può riempire la nostra esistenza di senso. Ormai sono un avvocato, idraulico, magazziniere o commercialista, penserà qualcuno. Ma sta proprio qui l'errore: nel pensare che siamo ciò che facciamo. Quanto di ciò che facciamo dipende da noi, e quanto dai condizionamenti che abbiamo ricevuto e dagli obiettivi che altri ci hanno disegnato addosso? Pensiamoci, e ribaltiamo il punto di vista. Iniziando a fare ciò che siamo

Sì, prima dobbiamo capire chi siamo. Ma d'altronde, inseguire degli obiettivi senza aver fatto lo sforzo di conoscerci interiormente, equivale a correre alla cieca. La retorica della produttività e della tenacia porta a una ricchezza che si perde subito, e ci allontana da noi stessi. Realizzare la nostra vocazione, come direbbero gli economisti, ci dà un vantaggio competitivo unico, e impossibile da replicare.

Questo è un processo sfidante, e sarebbe decisamente più facile lasciar correre la nostra vita sui binari prestabiliti. Non vi suggeriamo di fare una rivoluzione, licenziandovi da un giorno all'altro e prenotando un volo per il Sud America. Certo, potrebbe essere divertente, ma potrebbe anche riportarvi, una volta tornati a casa, alla stessa situazione. È per questo che noi alle rivoluzioni preferiamo le evoluzioni.

Evoluzioni che sono continue e cicliche, e porteranno il nostro apprendimento sempre più in là, anche negli anni. Abbiamo paura di stancarci dopo i 90? La buona notizia è che lavorare anche da vecchi non ci peserà, secondo quanto detto da Edelman. La medicina ci manterrà in salute più a lungo, e la sharing economy renderà possibile avere entrate economiche senza sforzi. 

Sarà tutto esattamente così? Possiamo solo stare a vedere, ma non con le mani in mano: sempre padroni delle nostre carriere, e delle nostre pensioni.

Alla prossima onda.

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