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Ecco il futuro presente della moneta, oltre il Bitcoin

I nuraghi sono una rete di circa 7 mila torri sparse per tutta la Sardegna. Chiunque abbia mai fatto un giro in suolo sardo li ha sicuramente visti, immobili come totem, tra un albero di sughero e un cespuglio di mirto. Sono costruzioni antichissime, il cui scopo rimane ancora oggi un mistero. C’è chi dice che fossero fortezze, chi racconta invece che erano osservatori astronomici, edifici religiosi. Quello che è certo è che da ogni nuraghe si può quasi sempre scorgere il successivo.

Una rete fitta, che lega tutta l’isola. Un network che nel 2006 ispira un gruppo di ex studenti di arte, tornati dopo l’università nella propria città natale e avviliti da una disoccupazione del 50%.

Come notano allora, intorno a loro c’è tutto. A Serramanna l’economia non gira, ma i magazzini sono pieni, la forza lavoro non manca e i prodotti tipici abbondano. Capiscono che a una crisi finanziaria lontana serve una soluzione finanziaria vicina.

Gli amici fondano il Sardex, una valuta al 100% sarda, complementare all’Euro.

Sembra una follia, un gruppo di giovani che dà vita a una moneta inventata. Sembra l’incipit di una storia improbabile, ridicola. E invece è l’inizio di un successo strepitoso, che ha fatto puntare gli occhi di tutto il mondo sulla Sardegna.

DARE E AVERE

Il concetto di moneta complementare è tutt’altro che nuovo. Rientrano nella categoria i punti fedeltà del supermercato, i buoni pasto, così come il Wir, un Franco Svizzero alternativo ancora in uso oggi (e utilizzato dal 20% della pmi svizzera), nato ai tempi della grande depressione, quando serviva liquidità addizionale per far ripartire i mercati.

Le monete complementari sono sistemi per ottenere beni e servizi senza usare valuta ufficiale.

In Italia il meccanismo si è allargato dopo il Sardex, che ha replicato se stesso in molte altre regioni italiane (Venetex in Veneto, Piemex in Piemonte, Liberex in Emilia, Marchex nelle Marche, Tibex in Lazio, Sicanex in Sicilia, ecc..), diventando un’evoluzione informatica diffusa del baratto, in cui si sviluppano debiti a comprare e crediti a vendere. I primi si ripagano vendendo e i secondi possono essere utilizzati per comprare. I beni e servizi disponibili sono tutti quelli venduti dalle aziende e dai liberi professionisti aderenti al network (oggi circa 3.000 solo in Sardegna, con transazioni per 84 milioni di euro).

“Do ut des”, dicevano i latini. Quando diamo, tutto torna.

Il macellaio può vendere la carne al gommista, sviluppando un credito che può usare presso il dentista e far sistemare l’apparecchio al proprio figlio. Lo scopo del sistema è il networking tra aziende e professionisti di una comunità. Dal momento in cui prendo qualcosa dalla comunità intorno a me, mi impegno a ridare qualcos’altro alla comunità in futuro.

Se vogliamo vederla in chiave spirituale, il Sardex è un’attuazione valutaria del karma. 1 Sardex vale 1 Euro, ma la differenza è che non può rimanere in banca, deve girare. E’ una moneta che non viene accumulata e che non genera interessi.

Ci sono diversi benefici da questo sistema innovativo, che in realtà è vecchio quanto il mondo.

PERCHÈ SCEGLIERE LE MONETE COMPLEMENTARI

Innanzitutto le monete complementari permettono di comprare beni e servizi senza bisogno di liquidità, pagandoli in futuro tramite la vendita a propria volta di beni e servizi, sviluppando di fatto un debito a interessi zero.

Questo inoltre è un incentivo ad acquistare sul territorio, scelta semplice ma vincente rispetto all’applicazione di disincentivi sull’estero, tramite una chiusura dei confini o un aumento delle tasse doganali.

La trovata, vero e proprio oro in tempi di stagnazione, aiuta chi è in debito a trovare acquirenti per i propri prodotti. Chiunque di fatto produca qualcosa non rimane indebitato a lungo, perché il “denaro” circola velocemente. Per l’esattezza 8 volte più velocemente dell’Euro.

Il sistema artigianale sviluppato, basato sulle tecnologie informatiche (basta uno smartphone per pagare), appare come l’esatto opposto del complicato meccanismo dei derivati, dei debiti impacchettati e dei pagamenti dilazionati che abbiamo conosciuto con l’ultima crisi economica.

Per questo è al momento oggetto di studio delle migliori università del mondo (da Yale alla Bocconi, alla London School of Economics). Inoltre, ad oggi sempre più aziende scelgono le monete complementari e soltanto in Sardegna più di 1.200 dipendenti hanno scelto di essere pagati in Sardex invece che in Euro.

Che sia questo il vero futuro della moneta, più che il chiacchieratissimo Bitcoin?

Il Bitcoin è nato per essere una moneta alternativa, non controllabile e indipendente. Finendo però col diventare una moneta da speculazione, acquistata in massa ma non per l’uso corrente. Di fatto non utilizzata da nessuno per pagare beni o servizi. La sfida del Sardex e delle altre monete complementari è proprio questa: diffondersi quanto il Bitcoin, senza diventare oggetto di speculazione.

Nel sogno dei fondatori c’è rendere il Sardex una public company quotata in borsa, in cui gli iscritti alla rete sono azionisti. Questo per dimostrare che l’economia collaborativa e basata sulla fiducia funziona meglio di quella avida e fondata sull’accumulo.

Alla prossima onda.

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